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Ulmus minor Miller (1768) Sinonimi Ulmus carpinifolia Suckow (1777) Ulmus foliacea Gilib. (1792) Ulmus stricta (Aiton) Lindl. (1829) Ulmus diversifolia Melville (1939) Tassonomia Divisione: Magnoliophyta Classe: Magnoliopsida Ordine: Rosales Famiglia: Ulmaceae Nome italiano Olmo campestre; Olmo comune; Olmo Nomi locali Oeggiu (Liguria); Olm, Ourm, (Piemonte); Talpone, (Veneto); Ulem, Olem, Ulmett(Lombardia); Olmer, Elber, Olum, Olma, Aulam (Emila); Olmo dei campi (Toscana); Ormo (Lazio); Olmacchio (Abruzzo); Olmo gentile, Olmo riccio (Marche); Ulme, Ormo, Urmo di fratta (Campania); Urmu (Calabria); Omulu, Ulimu, Olimu, Oranu (Sardegna). Etimologia L'epiteto generico, Ulmus, deriva dall'identico nome con cui nell'Antichità Classica latina veniva chiamata questa pianta. Probabilmente è voce latinizzata derivante dal celtico elm, anch'esso indicante tale pianta. Dal latino minor = minore, più piccolo, deriva l'epiteto specifico. A indicare le dimensioni delle foglie che in questa specie sono sempre più piccole di quelle dell'Olmo montano (Ulmus glabra Huds.). Descrizione Latifoglia decidua e longeva, che talvolta può superare i 600 anni di età; se la crescita avviene nel sottobosco si presenta come arbusto pollonifero mentre, se si sviluppa come pianta isolata, assume un aspetto maestoso, potendo raggiungere o superare l'altezza di 30 m, e più raramente di 40 m. Fusto eretto ed abbondantemente ramoso; corteccia in gioventù di colore grigiastro, liscia e munita di numerose lenticelle, tende ad inspessirsi con l'età, divenendo spesso suberosa, screpolata o solcata longitudinalmente, e assumendo toni brunastri più o meno scuri; i rami possono essere lisci o suberoso-alati. Foglie Distiche (cioè tutte disposte all'incirca sullo stesso piano che contiene, a sua volta, l'asse ideale del ramo che le porta), alterne; lamina di dimensioni max 4 x 10 cm, da ellittica a obovata, a subrotonda, con apice acuminato, margine seghettato, anche con 2 o 3 ordini di denti; base asimmetrica e con un lobo nettamente più lungo dell'altro, ma più corto del picciolo; picciolo breve, lungo non più di 5 mm; nervature molto evidenti (fino a 13-15 paia); presenza di stipole presto decidue. Pagina superiore glabra, inizialmente lucida, quindi opaca; pagina inferiore chiara, opaca con ciuffi villosi sulle nervature, soprattutto dove queste si intersecano. Fiori Ermafroditi, subsessili, riuniti in piccole, ma dense, infiorescenze cimose ascellari, spesso monoclamidati (portano cioè soltanto uno dei due verticilli: calice oppure corolla), compaiono prima della foliazione. Ovario bicarpellare supero. Gli stami sono 4 o 5, con antere rosso-scure che conferiscono a tutta l'infiorescenza questo piacevole colore. L'impollinazione è anemofila, avviene cioè ad opera del vento. Frutti Samare con seme integralmente circondato da un'ala da tondeggiante a ovale o obovale, 14÷20 x 18÷25 mm, con margine intero e glabro, e apice smarginato; la fruttificazione precede di poco l'emissione delle foglie; il seme è leggermente appiattito e spostato verso l'apice della samara, quasi alla base del seno apicale. Periodo di fioritura Fiorisce da Febbraio a Marzo. Territorio di crescita Specie originaria dell'Europa centrale e Caucaso. In Italia la subsp. minor è presente in tutte le Regioni. Per Ulmus minor subsp. canescens vedere in "Somiglianze e varietà". Habitat Pianta eliofila ma si adatta a vivere anche in posizioni ombrose; si trova facilmente nei boschi e lungo le siepi ove, più che altrove, riesce a mettere in atto le sue capacità pollonifere; comune anche negli incolti, lungo le scarpate dei fossi, etc.; entrambe le sottospecie presenti in Italia vegetano dal livello del mare fino ai 1000÷1200 m di quota. Somiglianze e varietà - Ulmus minor Miller subsp. minor è la specie descritta in questa scheda salvo diversa precisazione. - Ulmus minor Miller, subsp. canescens (Melville) Browicz & Ziel. (1977): considerata da molti autori specie a se stante, è una pianta presente in Puglia ed in Sicilia, dubbia in Calabria; mentre in Toscana e nel Lazio è naturalizzata; caratterizzata da foglie con nervature più numerose (oltre 12), con dimensioni 2÷10 cm, rametti giovani e foglie più pubescenti. - Ulmus glabra Hudson (1762); detto comunemente Olmo di montagna, che presenta: foglie ruvide e molto grandi con margine a denti acuminati, base della foglia che ricopre completamente il corto picciolo, seme posto al centro della samara che è ellittica e molto più grande (fino a 30 mm). - Ulmus laevis Pall. (1784); detto comunemente Olmo bianco è specie avventizia, assente in Valle d'Aosta, Lombardia, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna; presenta foglia ellittica con la massima larghezza a metà della lamina, fiori e frutti su peduncoli più lunghi (circa 8÷18 mm), samare cigliate al margine. - Ulmus pumila L. (1753); detto comunemente Olmo siberiano per la regione di provenienza, è stato introdotto in sostituzione di Ulmus minor per la sua resistenza alla Grafiosi, malattia che ha decimato questa ultima specie; è caratterizzato da un portamento meno massiccio, pur potendo raggiungere 15÷20 metri di altezza, foglie più piccole, verdi, lucide, sempreverdi nelle zone più calde e caduche nelle zona a clima freddo; ha samare più piccole di 9÷16 mm, ovali e con margine cigliato. Specie protetta Art. 20 (Tutela degli alberi ad alto fusto) L. R. 23/02/2005, n. 6 Marche, “Legge Forestale Regionale”. Art. 1 e all. A L. R. 18/04/1995, n. 33 Veneto, “Tutela del patrimonio genetico delle specie della flora legnosa indigena nel Veneto”. La sottospecie Ulmus minor Miller subsp. canescens (Melville) Browicz & Ziel. è presente nelle Regioni Puglia e Sicilia, dove, fino ad ora, non appare citata negli elenchi delle specie soggette a tutela. Costituenti chimici Tannino, mucillaggini, fitosteroli, resine, sostanze amare, potassio, carboidrati, proteine. Uso Alimentare I frutti immaturi, appena formati, possono essere mangiati crudi, in insalata: hanno un gusto aromatico ed inconsueto che lascia la bocca fresca, l'alito piacevole e sono un buon alimento, ricco di proteine vegetali. Le foglie possono essere utilizzate come foraggio. Uso cosmetologico La qualità principale dell’Olmo è quella depurativa ed in cosmesi se ne utilizza la corteccia come ingrediente base di decotti per lavaggi. Uso Farmacologico I principi attivi, contenuti nelle foglie e, soprattutto, nella corteccia, hanno proprietà astringenti, depurative e cicatrizzanti. Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico. Medicina alternativa e Curiosità Si tratta di una pianta abbastanza usata in fitoterapia e gemmoterapia; le parti utilizzate in estratti, decotti e tisane, sono le gemme e la parte corticale interna dei rami di uno o due anni di età; le proprietà sono depurative, drenanti, dermopurificanti e dermoprotettive, diuretiche. Per uso interno le indicazioni terapeutiche sono: blando diuretico, astringente e purificante in caso di diarrea ed infezioni gastrointestinali e, nei dolori reumatici, diaforetico e sudorifero. Per uso esterno la pianta è fortemente indicata per vari tipi di dermatosi, eczema e pruriti; è utile anche per la pulizia di piaghe ed ulcere della pelle. Il primo a parlare delle proprietà mediche dell’Olmo fu Plinio il Vecchio, che ne illustrò la capacità cicatrizzante e lenitiva di foglie e corteccia. Nella medicina popolare la parte interna della corteccia è stata usata, come rimedio d’emergenza, in caso di ferite. Nell’ antichità Ulmus minor era sacro a Morfeo e simboleggiava l’amicizia e l’unione nel matrimonio. Durante il Medioevo, divenne l’albero legato alla giustizia. Note L'Olmo è stato colpito a più riprese da una grave pestilenza, proveniente dall'Asia e causata da un micete, Ophiostoma ulmi; l'ultimo attacco nel 1967 è stato il più dannoso (Ophiostoma novo-ulmi); fu una strage, soprattutto di piante secolari che improvvisamente si seccarono, risultando inutili tutti gli interventi fitosanitari. I veicoli di infezione sono due: diffusione attraverso insetti che normalmente vivono o depongono le uova nella corteccia dell'Olmo ed in particolare femmine di alcune specie di coleotteri Scolitidi del genere Scolytus, specie pygmaeus, sulcifrons, multistriatus, ecc.; altro veicolo infettivo è attraverso le radici: in questo caso la malattia si propaga tramite le radici ed i polloni radicali. L'orientamento è quello di sostituire le specie indigene con altre specie di origine asiatica, che da molti anni convivono con questo terribile ascomicete ed hanno sviluppato forme di difesa. Il legno dell'Olmo è poco adatto ad essere usato come combustibile per gli eccessivi residui di cenere, uniti alla scarsa resa calorica. Un tempo era ampiamente usato quale sostegno per la vite (la "piantata" di antica memoria), insieme a orniello, acero, carpino, talvolta gelso (la "vite maritata") e qualche albero da frutta; l'adozione di pali di sostegno in cemento ha determinato l'abbandono di questa pratica. In passato questo legno, elastico e di facile lavorazione, veniva utilizzato per realizzare raggi e ruote dei carri; attualmente è ancora utilizzato per compensati, parquet ed attrezzi agricoli ed è particolarmente apprezzato per la sua resistenza all’umidità. Le foglie erano un ottimo commestibile per gli animali quali buoi, asini, cavalli, capre, pecore ecc.: si usava far scivolare i giovani ramoscelli, per tutta la loro lunghezza, stringendo tra loro pollice ed indice, asportando così le foglie; i nostri vecchi dicevano che le piante delle siepi non ne soffrivano, anzi rigermogliavano ancora più belle di prima. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Giovanni Baruffa, G.B. Pau, Annamaria Bononcini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica Link utili Indici temi Botanici - Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT Ulmus minor Miller; Foto di Giovanni Baruffa. Su questo maestoso esemplare di circa 20 metri di altezza, sono presenti gli ultimi fiori ed i primi frutti.
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Serapias neglecta De Not. 1844
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Serapias neglecta De Not. (1844); Regione Toscana; Aprile 2007; Foto di Gianni Bonini. -
Serapias neglecta De Not. 1844
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Serapias neglecta De Not. (1844); Regione Toscana; Aprile 2007; Foto di Gianni Bonini. -
Serapias neglecta De Not. 1844
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Serapias neglecta De Not. (1844); Regione Toscana; Aprile 2007; Foto di Gianni Bonini. -
Serapias neglecta De Not. 1844
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Serapias neglecta De Not. (1844); Regione Toscana; Aprile 2007; Foto di Gianni Bonini. -
Serapias neglecta De Not. 1844
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Serapias neglecta De Not. (1844); Regione Toscana; Aprile 2007; Foto di Gianni Bonini. -
Serapias neglecta De Not. 1844
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Serapias neglecta De Not. (1844); Regione Toscana; Aprile 2007; Foto di Gianni Bonini. -
Serapias neglecta De Not. 1844
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Serapias neglecta De Not. (1844); Regione Liguria; Maggio 2008; Foto di Simone Orsenigo. -
Serapias neglecta De Not. 1844
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Serapias neglecta De Not. (1844) Sinonimi Serapias cordigera subsp. neglecta (De Not.) K.Richt. (1890) Serapiastrum neglectum (De Not.) A.A.Eaton (1908) Isias triloba De Not. (1844) Tassonomia Divisione: Magnoliophyta Classe: Liliopsida Ordine: Orchidales Famiglia: Orchidaceae Nomi italiani Bocca di gallina; Lingua del diavolo; Serapide brunastra Etimologia Il nome del genere, Serapias, probabilmente è stato dato in onore di Serapide o Sarapide (in greco Σέραπις o Σάραπις), antico dio greco-egizio della fertilità; in riferimento alle presunte proprietà afrodisiache dei loro rizotuberi. Il nome specifico deriva dal latino neglecta = nascosta o poco conosciuta; forse per evidenziare la diffusione molto rara e localizzzata. Descrizione Pianta alta 10-30 cm con due rizotuberi ovoidali, uno sessile e l'altro peduncolato; fusto robusto, cilindrico non macchiato alla base. Foglie: Foglie 4-8 da patenti a suberette, lanceolate scanalate. Fiori: Infiorescenza densa composta da 3-12 fiori grandi e profumati con brattee lunghe più o meno quanto il casco, casco di colore grigiastro con nervature rosse; labello lungo di colore variabile da ocra a rosso salmone o bruno rossasto con venature rosse, con alla base due lamelle parallele ed il centro coperto da una lunga pelosità biancastra; ipochilo più scuro quasi completamente fuoruscente dal casco tepalico; epichilo cordiforme con bordi ondulati e riflessi. Tipo corologico: Subendemica. Periodo di fioritura: Marzo-Maggio. Territorio di crescita: Presenza limitata in poche regioni principalmente in Alto tirreno, dubbia in Sicilia e Sardegna. Habitat: Prati aridi ed incolti, oliveti, boschi radi. Note: Le Serapias hanno un sistema di impollinazione diverso da altre specie, difatti gli imenotteri trovano un comodo ed accogliente rifugio per riposarsi in una conformazione a tana del fiore, l'insetto viene a contatto con il ginostemio, così il polline si sparge di fiore in fiore. ********* Scheda di proprietà AMINT realizzata da Annamaria Bononcini e Gianni Bonini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica Link utili Indici temi Botanici - Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT - Schede delle Orchidee Italiane Serapias neglecta De Not. (1844); Regione Toscana; Aprile 2007; Foto di Gianni Bonini. -
Orchis provincialis Balbis ex Lam.& DC.
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Orchis provincialis Balb. ex Lam. & DC., Regione Emilia Romagna, Aprile 2008 - foto di Bonini Gianni -
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Orchis provincialis Balb. ex Lam. & DC., Regione Emilia Romagna, Aprile 2008 - foto di Bonini Gianni -
Orchis provincialis Balbis ex Lam.& DC.
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Orchis provincialis Balb. ex Lam. & DC., Regione Emilia Romagna, Aprile 2008 - foto di Bonini Gianni -
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Orchis provincialis Balb. ex Lam. & DC., Regione Emilia Romagna, Aprile 2008 - foto di Bonini Gianni -
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Orchis provincialis Balb. ex Lam. & DC. Sinonimi Orchis Cyrilli Tenore Orchis leucostachys Grisebach Tassonomia Regno: Plantae Divisione: Magnoliophyta Classe: Lliopsida Ordine: Orchidales Famiglia: Orchidaceae Nome italiano Orchide gialla Orchidea di provenza Etimologia Il nome del genere deriva dal greco Orchis=testicolo per la forma dei rizotuberi che ricordano gli organi seminali maschili. Il nome specifico deriva dal latino provincialis=provenza, con chiaro riferimento al luogo dove e stata descritta. Descrizione Pianta spesso gracile, slanciata alta fino a 40 cm. Foglie Foglie 3-8 oblunco-lanceolate, semierette, con ampie macchie bruno-violacee, riunite in rosetta basale, le cauline guainanti il fusto. Fiori Infiorescernza lassa, pauciflora, cilindrica, con brattee membranacee giallastre. Fiori gialli con sepali laterali ovali, eretto-patenti, sepalo dorsale suberetto; petali conniventi a formare un casco; labello trilobato, convesso, con centro di un giallo più vivo ed ornato da una punteggiatura rossa o porpora; lobo più lungo dei laterali a sua volta bilobato;sperone robusto, cilindrico, rivolto in alto. Tipo corologico Stenomediterranea Periodo di fioritura Aprile-giugno Territorio di crescita Presente su tutto il territorio Italiano (escluso Trentino A.A. e Val d'Aosta) Habitat Zone ombrose dei prati, garighe e radure dei boschi. Somiglianze e varietà Specie simile a orchis pauciflora con la quale per molto tempo e stata considerata un unica specie e che si differenzia per le foglie prive di macchie, infiorescenza densa, sperone più lungo dell'ovario. Note Impollinazione entomofila: i fiori, privi di nettare attraggono api e bombi con l'inganno visivo, imitando i fiori che ne sono provvisti. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Annamaria Bononcini e Gianni Bonini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica Link utili Indici temi Botanici - Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT - Schede delle Orchidee Italiane Orchis provincialis Balb. ex Lam. & DC., Regione Emilia Romagna, Maggio 2007 - foto di Annamaria Bononcini